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In vehiculo subviario
Omni die, omni mense, Statione Fordhamense, Cum per nubes sicut rima Lux insinuatur prima, Sine pace, sine pausa, Laborandi semper causa, Mihi mobile est cubiculum Subviarium vehiculum. Tamquam miserae sardinae Stant personae matutinae Semper notae sed ignotae, Mixtae maestae mutae motae, Oscitantes ter et quater Mater, filius, filia, pater Atque avunculus et frater. Unda profunda profunda profunda Unda profunda profunda profunda. Alter dormit, alter legit, Alter nudum pectus tegit, Oculosque alter fricat Quamquam nihil nemo dicat. Unda profunda profunda profunda Unda profunda profunda profunda. Vultus omnes ego rogito In silentio et excogito: «Quis ex istis hic non erit Cras viator? Quidque gerit Ista nova dies genti? Nos lacessunt vitae venti.» Unda profunda profunda Unda profunda profunda. Si vis vivere et esse Laborare nunc necesse. Laborare laborare: Quare quare quare quare? Quid est ista vita brevis Volans sicut umbra levis? Quid est dolor, quid est amor, Quid diurnus iste clamor? Quid sum ego, quid sunt isti Viatores? Mente tristi Ego vehor, vehor ego, Ac necessitatem nego Usque ad mortem laborandi. Sed hi strepitus nefandi Cessant: strident omnes portae. Pellens, agens et irrumpens, Paene vixdum et procumbens, Multitudinem non piam Linquo et exeo in viam. Ibi labor, vitae cursus, tenet me et tenet rursus. 1974 (Da Carmina latina)
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Nella metropolitana
Ogni giorno, ogni mese, nella stazione Fordhamese, quando si insinua la prima luce fra le nuvole squarciate, senza pace, senza pausa, - il lavoro ne è la causa - per me è una mobile casetta il metrò che giù mi aspetta. Come misere sardine stan persone mattutine, sempre note e sconosciute, miste, meste, mosse, mute, sbadiglianti molte volte, madre, figlio, figlia, padre, e lo zio ed il fratello. È onda profonda profonda profonda E onda profonda profonda profonda. Uno dorme, l’altro legge, l’altro il nudo petto protegge, uno si stropiccia gli occhi ma nessuno dice niente. È onda profonda profonda profonda E onda profonda profonda profonda. Ogni volto io interrogo in silenzio e intanto penso: «Chi doman non ci sarà? e che cosa porterà il dì nuovo a queste genti? Della vita ci chiamano i venti». È onda profonda profonda E onda profonda profonda. Se vuoi vivere ed esistere, su, lavora, non desistere, lavorare tocca a te, ma perché, perché, perché? Cos'è questa vita breve Che va via come ombra lieve? Cos'è il dolore? e l'amore? e il clamore di ogni giorno? che son io? cosa son questi viaggiatori? Tristemente son portato, trasportato: la necessità io nego di faticar fino alla morte. Ma lo strepito assai forte cessa: stridono le porte. Tra spintoni e urti uscendo, e per più quasi cadendo, la moltitudine non pia lascio ed esco sulla via. Qui il lavoro quotidiano mi prende la mano. (Trad. E. Bandiera) |
In vehiculo subviario
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