Quistu vine iè trascente

Questo vino è abbocchevole

DIALETTO GARGANICO

ITALIANO

Quistu vine iè trascente

ma ne tegne 'nu bucchere:

se llu veve, che piacere!

se llu forne, che delore!

E cuscì te guarde e spije,

terra bella, terra mia,

culla seta inte lu core.

Te vulesse veve tutta

sine all'ùtema stezzodda,

ma te tegne perlebbata

pè quedd'ora desperata

quanne, sule inte la fodda,

i' ha vulé 'nu 'mmucche duce

p'affruntà l'amara luce.

1978 (Da Tìreca tàreca)

Questo vino è abbocchevole

ma ne ho un solo bicchiere:

se lo bevo, che piacere!

se lo finisco, che dolore!

E così ti guardo e osservo,

terra bella, terra mia,

con la sete dentro il cuore.

Ti vorrei bere tutta

fino all'ultima goccia,

ma ti conservo prelibata

per quell'ora disperata

quando, solo tra la folla,

desidererò un sorso dolce

per affrontare l'amara luce.

(Trad. A. Motta, T. Nardella, C. Siani)

Nox Americana

da Carmina Latina

LATINO ITALIANO

O Maledictio! Me facis istos scandere versus

Dum cupidi in terra mortales mente revolvunt

Non coeli sed amati auri commercia cuncta.

O, maledictus sum, si solus in urbe tremenda

Oblivisci omnes non possum qui sine pane

Ac sine tecto acris transcurrunt tempora noctis

In triviis, umbrae cum umbris. Ecce aurifera ora

Quae ad lunam misit fulgente satellite nautas

Ast hanc pauperiem funestam extinguere nescit.

Musa, mihi dicta nova et ebria carmina amoris

Ne tantos memorem squalores... aut, mihi crede,

Crastina me inveniet vecordem Aurora serena.

1986 (da Carmina latina)

Notte americana

O Maledizione! / mi fai scandire questi versi, / mentre in terra cupidi mortali / pensano solo ad ogni genere / di commerci non di cielo, / ma di amato oro. / Oh, sono io maledetto, se io solo / in questa città tremenda / non posso dimenticare / quanti senza pace e senza casa / trascorrono il tempo della triste notte / nei trivi, ombre tra le ombre. / Ecco la terra dorata / che inviò nauti alla luna / con una nave fulgente, / non sa distruggere / questa funesta miseria. / Musa, dettami / nuovi ed ebbri carmi d'amore, / perché io più non ricordi tanto squallore... / oppure, credimi, / domani l'aurora serena / mi troverà folle.

(Trad. E. Bandiera)

In vehiculo subviario

Nella metropolitana

LATINO

ITALIANO

In vehiculo subviario

 

Omni die, omni mense,

Statione Fordhamense,

Cum per nubes sicut rima

Lux insinuatur prima,

Sine pace, sine pausa,

Laborandi semper causa,

Mihi mobile est cubiculum

Subviarium vehiculum.

Tamquam miserae sardinae

Stant personae matutinae

Semper notae sed ignotae,

Mixtae maestae mutae motae,

Oscitantes ter et quater

Mater, filius, filia, pater

Atque avunculus et frater.

Unda profunda profunda profunda

Unda profunda profunda profunda.

Alter dormit, alter legit,

Alter nudum pectus tegit,

Oculosque alter fricat

Quamquam nihil nemo dicat.

Unda profunda profunda profunda

Unda profunda profunda profunda.

Vultus omnes ego rogito

In silentio et excogito:

«Quis ex istis hic non erit

Cras viator? Quidque gerit

Ista nova dies genti?

Nos lacessunt vitae venti.»

Unda profunda profunda

Unda profunda profunda.

Si vis vivere et esse

Laborare nunc necesse.

Laborare laborare:

Quare quare quare quare?

Quid est ista vita brevis

Volans sicut umbra levis?

Quid est dolor, quid est amor,

Quid diurnus iste clamor?

Quid sum ego, quid sunt isti

Viatores?  Mente tristi

Ego vehor, vehor ego,

Ac necessitatem nego

Usque ad mortem laborandi.

Sed hi strepitus nefandi

Cessant: strident omnes portae.

Pellens, agens et irrumpens,

Paene vixdum et procumbens,

Multitudinem non piam

Linquo et exeo in viam.

Ibi labor, vitae cursus,

tenet me et tenet rursus.

1974 (Da Carmina latina)

 

Nella metropolitana

 

Ogni giorno, ogni mese,

nella stazione Fordhamese,

quando si insinua la prima luce

fra le nuvole squarciate,

senza pace, senza pausa,

- il lavoro ne è la causa -

per me è una mobile casetta

il metrò che giù mi aspetta.

Come misere sardine

stan persone mattutine,

sempre note e sconosciute,

miste, meste, mosse, mute,

sbadiglianti molte volte,

madre, figlio, figlia, padre,

e lo zio ed il fratello.

È onda profonda profonda profonda

E onda profonda profonda profonda.

Uno dorme, l’altro legge,

l’altro il nudo petto protegge,

uno si stropiccia gli occhi

ma nessuno dice niente.

È onda profonda profonda profonda

E onda profonda profonda profonda.

Ogni volto io interrogo

in silenzio e intanto penso:

«Chi doman non ci sarà?

e che cosa porterà

il dì nuovo a queste genti?

Della vita ci chiamano i venti».

È onda profonda profonda

E onda profonda profonda.

Se vuoi vivere ed esistere,

su, lavora, non desistere,

lavorare tocca a te,

ma perché, perché, perché?

Cos'è questa vita breve

Che va via come ombra lieve?

Cos'è il dolore? e l'amore?

e il clamore di ogni giorno?

che son io? cosa son questi

viaggiatori? Tristemente

son portato, trasportato:

la necessità io nego

di faticar fino alla morte.

Ma lo strepito assai forte

cessa: stridono le porte.

Tra spintoni e urti uscendo,

e per più quasi cadendo,

la moltitudine non pia

lascio ed esco sulla via.

Qui il lavoro quotidiano

mi prende la mano.

(Trad. E. Bandiera)

A Garland for Manhattan

Da In quattro lingue, a c. d. Cosma Siani, Cofine, Roma, 2001

INGLESE ITALIANO

A Garland for Manhattan
1

Enmeshed in mist, an alpine peak expects

sunrise and song. What is a summit, then,

'til rays and rhythm liven it afresh?

Longing for valleys where the streaming light

already brightens buds and tickles birds;

longing for the arcane, new happiness

of music heard and limpidness beheld.

But, mantled yet in night, the lonesome peak

cannot remember all it does possess -

a regal robe to wear, made of entrancing

rubies and pearls and gold (oh, bold, enfolding

prancing of lively hours) and so forgets

the only reason for its blissful height,

the ultimate enchantment of its life.

 

1997 (Da A Garland for Manhattan)


Ghirlanda per Manhattan

1

Irretito di nebbia, un picco alpestre

aspetta il sole e il canto. Cos’è, dunque,

una vetta senza ritmo né luce?

Desiderio di valle dove il raggio

irradia gemme e vèllica gli uccelli,

desiderio di gioia arcana e nuova

a una musica o alla limpidità.

Ma solingo ed avvolto nella notte,

il picco è immemore di ciò che ha -

una veste regale di abbaglianti

rubini e perle e oro (oh, avvolgente

danza di vive ore) e perciò scorda

della sua altitudine beata

l’incanto primo e la ragione estrema.

 

(Trad.C. Siani)

New York Revisited

Nuova New York

INGLESE

ITALIANO

2.

Vertical labyrinths that seek the sun

‘til now you were skyscrapers all of you,

planted on earth and blooming out of view

but still cement and steel, and glass and stone.

 

Not homes or domes to me you’re any more

but rays relaunched or else refracted high

back from their exile to their native sky,

back to the source that nourished them before.

 

 

Or has this earth become a sun in jest,

sending its own beams to the rival star,

acknowledging a message from afar

or subtly begging for some new request?

 

Vertical beauty, magic to the eyes,

are you the New World or a new surprise?

 

1999 (Da «New York Revisited: A Sequence of Sonnets»)

2.

Labirintiche altezze verso il sole,

per me eravate solo grattacieli,

piantati a terra e germoglianti in aria

ma pur sempre cemento e acciaio e vetro.

 

Ora non siete più cupole e case,

ma raggi o rifrazioni rimandate

dal loro esilio al cielo della nascita,

verso le scaturigini vitali.

 

O la terra s’è fatta sole a scherzo

che dardeggia alla sua stella rivale,

e risponde a un messaggio di lontano

o sottilmente insinua altra domanda?


Verticale beltà, malia degli occhi,

sei il Nuovo Mondo o una sorpresa nuova?



(Traduzione di Cosma Siani)

Aubade in Gray

Canto dell'alba in grigio

INGLESE

ITALIANO

Aubade in Gray

Gray was the color of all timelessness

when timelessness and color were all one.

There was no fire yet, there was no sun,

there was God dreaming of a light called man.

 

And then time trembled out of timelessness, victory rising from no battle won.

There was no music yet, no crying done,

there was God dreaming of a voice called man.

Now look and listen. In this timelessness

the first birds twitter, the first shadows run,

heaven and earth and dusk and dawn are one,

and I am dreaming of a God called man.

1965 (Da Gente Mia and Other Poems)

Canto dell'alba in grigio

Era il colore grigio senza tempo,

e senza-tempo e grigio eran tutt'uno.

Non c'era fuoco già, né sole alcuno,

c'era Dio sognante lume d'uomo.

 

E il tempo nell'eterno scosse un fremito,
vittoria senz'alcuna guerra vinta.

Non c'era musica ancora, né gemito,

c'era Dio sognante voce d'uomo.

E guarda e ascolta: in questa eternità

fischiano i primi uccelli e scorron l'ombre,

cielo è terra, alba è sera in unità,

ed io sogno un dio detto uomo.

(Trad. C. Siani)

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